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 Foto Arnaldo&Valerio... di Redazione Sportiva
 
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Sul prato verde si scende sempre per vincere.

PIER PAOLO BISOLI
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Carlo Costantini (del 29/09/2008 @ 20:30:04, in 07] TIFOSI BIANCONERI, linkato 140 volte)


A San Benedetto del Tronto si erano viste molte motivazioni in campo da parte dei giovani di PierPaolo Bisoli e, il punto stretto conquistato in terra marchigiana, aveva galvanizzato tutti i tifosi del cavalluccio bianconero.
Contro il Lecco di Cadregari gli abbonati si attendevano una vittoria annunciata alla vigilia della gara. Alla fine  dei 90 minuti di gara, invece, la sconsolazione è calata negli spalti come le foglie d'autunno. Bonura (negativa la sua prestazione) ha ristabilito la parità in campo, ma di gioco cesenate al Manuzzi non se ne è visto affatto.
Se il Lecco sul tereno di gioco ha messo determinazione e corsa fino al termine sfiorando il successo negli ultimi secondi, il Cesena è apparso come una boa ancorata nei fondali dell'Adriatico.
Bisoli, avrà il compito di ristabilire immediatamente certi ruoli per ridare equilibrio ad una formazione, che contro i lombardi è riuscita ad arrivare in porta con la freschezza atletica di finalizzare, praticamente in un paio di tentativi. Troppo poco se il progetto della società rimane quello di arrivare alla serie B in una sola stagione. Nonostante una prova negativa della squadra bianconera, la curva, quella più calda, ha accolto i propri begnamini tra i fischi e gli applausi. Fosse successo  altrove, si sarebbero sentiti solo mugugni e quant'altro.

a cura di Franco Buttaro - Foto Valerio Casadei
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Di Carlo Costantini (del 29/09/2008 @ 19:58:43, in 01] COMUNICATI STAMPA, linkato 106 volte)


Domani, martedì 30 settembre, al Teatro Verdi di Cesena - dalle ore 19,30 alle 20,30 - è in programma la prima convention del sodalizio bianconero. A partire dalle 20,45 la serata continuerà con una cena conviviale alla quale sono invitati anche stampa e partner per salutare la stagione appena iniziata.
E’ un'iniziativa nuova - spiega il Presidente dell’AC Cesena Igor Campedelli - mi sembra una bella idea per illustrare ai sostenitori della società le direttive ed i programmi futuri dell’azienda. Allo stesso modo vorrei fosse un’occasione per amici e stampa di cenare insieme a noi e alla prima squadra”.


A cura di Marco Valentini addetto stampa A.C. Cesena - Foto Valerio Casadei
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Di Carlo Costantini (del 29/09/2008 @ 10:53:54, in 05] L'OPINIONE, linkato 125 volte)


Sono tornato a casa poco divertito da Cesena - Lecco, ho acceso la televisione per avere notizie sulle partite della massima serie e mi è apparso un  tricolore che sventolava alle note dell’Inno di Mameli: ALESSANDRO BALLAN, aveva appena tagliato, “vittorioso”, il traguardo iridato di ciclismo su strada (tre italiani nei primi quattro). Mentre a Varese si festeggia per le strade l’impresa italica, a Cesena si cammina a testa bassa per lo spettacolo offerto dai bianco-neri di “patron” Campedelli.
Al … “pedalare” iridato mi è venuto a mente lo spirito di De Feudis che durante la gara col Lecco vedevo aleggiare, sofferente ed invisibile, in mezzo a giocatori dalla natura non dotati di corsa continua, vittime pure di tattiche discutibili. Possibile che uno come lui non possa essere utile ad un centrocampo confusionario come quello veduto? Non avendo controllato le formazioni, ad un certo punto ho chiesto all’amico Carlo: “Carlo, scusa, ma il numero 10 che giocava le altre volte è infortunato?”, - No oggi ha il numero 11! - Non è possibile, mi sono detto. Come, l’unico ad avere corsa, controllo e visione di gioco da centrocampista gioca punta? E nella così detta zona nevralgica del campo chi c’è? Giocatori volenterosi, ligi agli ordini urlati di un mister troppo agitato, ma pasticcioni, senza visione di gioco e senza piedi di precisione. Su una impampinata di Segarelli (neanche da bocciare completamente la sua prestazione) nasce infatti la rete degli ospiti. Allora per rimediare quattro punte! Ma come si fa ad avere pretese da rete se le quattro “offensività” (tre delle quali corpulente e lente) se ne stanno in linea, ferme, con i difensori a mordere i “garretti”? Per creare offesa utile (non del tipo figlio di …) all’avversario occorre che gli attaccanti facciano movimento (avanti- dietro, laterale, diagonale) oppure che abbiano agilità, spalle alla porta, nell’uno contro uno, cosa che è nelle caratteristiche di Gilardino, non ancora in quelle di Djuric, Chiavarini, Feretti, Motta (ancora una volta centrale quando si muoverebbe meglio defilato, con penetrazioni diagonali e possibilità di spazio da sfruttare in corsa di profondità). E allora il gol può venire solamente su mischioni (cosa regolarmente avvenuta)  da calcio di punizione (ben novanta secondi per tramare la soluzione che poi è solamente un tiro in porta) o d’angolo. Qualcuno già mugugna sul signor Bisoli, ma non ha ancora capito che il giovane tecnico trae identità dal più navigato signor Murinho, il quale dirige una squadra che gioca male e porta a casa punti utili. Gli occhi moderni, abituati a vedere entro pochi metri (casa, ufficio, macchina, computer), non vedono più, miopi, le lunghe distanze, così la vista dei calciatori  non è abitata a cercare compagni di gioco distanti una trentina di metri, di conseguenza non ci si pone il problema di saper calciare a quella distanza (quante volte il buon Biserni si è proposto invano in zone dove aveva ettari di verde da poter gestire alla meglio). Lo stesso Lecco (in particolare Sangiovanni - sino a quando è stato del gioco - e Carlini) si è mostrato abile nel controllo col piede della palla, e nell’agilità di movimento, ma quando ha provato i lanci pareva di vedere traiettorie da tiro al volo, dove il pallone fungeva da piattello. Tuttavia, il gioco di rimessa del Lecco mi è parso più onorabile di quello che avrebbe dovuto essere quello del Cesena, troppo confusionario e con giocatori oltretutto condizionati a parer mio dal troppo urlare di un allenatore che probabilmente avrà capacità, sicuramente inesperienza psicologica (non è bello vedere giocatori più impegnati a guardare il tecnico, insicuri (per avere da lui conferme o rimproveri), che ha produrre gioco , sereni. Il signor Bisoli, a gol subito, dopo aver tanto gonfiato le giugulari per strillare a destra e manca, si è stranamente zittito per un bel po’. Nella pausa strilli, l’ho veduto grattarsi la nuca come a dire … “Ma cos’è sto’ casino?”, senza pensare che probabilmente lui stesso ne fosse una concausa. La difesa mi é parsa schierata come a … dovere, ma lontana, spesso, dalle azioni di gioco avversarie. Pur nel rispetto della “zona”, cosa costa uscire dalle posizioni per andare incontro ai possessori di palla togliendo loro visione e ragionamento e impedendo penetrazioni pericolose (vedi gol subito!).
Ahhh … quanto mi mancano le marcature a uomo e l’uno contro uno … Quanto mi hanno rotto gli schemi …

Oramai i tecnici sono più impegnati a dare i numeri (4.4.2, 4.3.2.1,ecc …) che a costruire piedi buoni (già saperli riconoscere sarebbe cosa buona e giusta!). E così, caro Maradona, se sai giocare nella zona di competenza che ti è stata assegnata con il “3.2.0.4.1” (spero di non aver sbagliato i conti) bene, altrimenti fuori! E pure con due urlacci contro, che scandiscano, udibili al pubblico, la tua ignorante incapacità e la mia maestosa sapienza, così che la colpa sia sempre, solamente, dei giocatori. Ma per piacere! Dove sono finiti gli stop al volo di collo-piede, le “veroniche”, i colpi di tacco, i “tunnel”, le “serpentine”, i “dribbling”. Dov’è finito lo spettacolo del gioco del calcio? Per fortuna esistono i Giaccherini (che però partono dalla panchina)!
Bene Biserni, che oltre a tenere con sicurezza la posizione in difesa, corre con diligenza, ma a vuoto perché spesso non ignorato dalla visione periferica di occhi miopi e col glaucoma chiuso (visione laterale oscurata). Per fortuna Ravaglia si sta mostrando in un brillante crescendo che garantisce sicurezza alla propria squadra: uscite alte sicure, agilità e reattività tra i pali (miracoloso l’intervento a terra su punizione angolata, ad evitare lo scrollo della propria rete), carattere nei confronti dei compagni del reparto difensivo. Ma questo non è bastato a sollevare lo spettacolo di un incontro rimediato per il rotto della cuffia, più da un’opportunità che da un volere organizzato. Così gli unici applausi, ancora commossi, che si sono levati dal “Manuzzi” sono stati quelli alla memoria della signora Donatella. Occhio signori dirigenti, perché oltre a saper vedere lontano (futuro), occorre anche saper mettere a fuoco da vicino (presente) per salvare i cavoli in tempo utile a non fare morire anche la capra.

A cura di Vittorio Benini - Foto Vittorio Calbucci
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06/09/2010 @ 21.01.10
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